I tatuaggi come marchio di appartenenza
Nel contesto della camorra napoletana, i tatuaggi non sono solo decorazioni corporee, ma veri e propri simboli di appartenenza e identità. Recenti indagini hanno rivelato come gli affiliati al clan Cipolletta, colpiti da un blitz dei carabinieri, portassero sulla pelle segni distintivi che raccontano storie di lealtà e dedizione. Un esempio emblematico è quello di un giovane camorrista, figlio di un affiliato deceduto, che ha scelto di tatuarsi il nome del clan sul polso, evidenziando un legame profondo e inestinguibile con la sua famiglia criminale.
Il significato dei tatuaggi nei clan rivali
La pratica di tatuarsi nomi e simboli legati ai clan non è una novità nel panorama della camorra. Già oltre dieci anni fa, gli affiliati al clan De Micco di Ponticelli si facevano tatuare il soprannome del loro capoclan, Marco De Micco, sul petto. Analogamente, i D’Amico, rivali dei De Micco, avevano il loro marchio: la scritta “Fraulella”. Questi tatuaggi non solo rappresentano un atto di fede verso il clan, ma anche un modo per intimidire i rivali e affermare la propria posizione nel contesto criminale.
Il ruolo dei giovani nella camorra
Un aspetto preoccupante emerso dalle indagini è il coinvolgimento di minorenni nelle attività camorristiche. La procuratrice dei Minorenni di Napoli, Patrizia Imperato, ha evidenziato come questi giovani, già affiliati, mostrassero un uso eccessivo della violenza durante le rapine. La presenza di tatuaggi tra i giovanissimi affiliati, come nel caso del ragazzo con la scritta “Cipolletta” sul polso, sottolinea un fenomeno allarmante: la normalizzazione della violenza e l’adesione a un codice di comportamento criminale fin dalla giovane età. Questo scenario mette in luce la necessità di interventi mirati per contrastare la diffusione della cultura camorristica tra i giovani.